Affitti 2025: canoni in crescita, ma la vera partita si gioca nei quartieri (focus Bari e Puglia)

·07/01/2026·Blog·6 min·

Il mercato degli affitti in Italia chiude il 2025 con un dato che, da solo, sembra “tranquillo”: +2,5% su base annua e canone medio nazionale di 14,2 €/m². Ma c’è un dettaglio che cambia completamente la lettura: nella parte finale dell’anno la spinta rallenta, con un calo nell’ultimo trimestre e una lieve flessione anche su base mensile.

Questo è il punto: non è un mercato che crolla. È un mercato che seleziona. E quando il mercato seleziona, le medie contano meno di prima. Contano di più:

  • la città,

  • la micro-zona (un quartiere può fare storia a sé),

  • la tipologia (tagli, condizioni, efficienza),

  • e la qualità della proposta (presentazione, pricing, gestione).

In altre parole: nel 2025–2026 non vince chi “ha una casa in affitto”. Vince chi ha la casa giusta, nel quartiere giusto, proposta nel modo giusto.


Il quadro nazionale: crescita moderata e differenze sempre più nette

A livello Italia, il mercato sta entrando in una fase di normalizzazione dopo l’intensità del post-Covid: l’offerta disponibile è aumentata, mentre la domanda resta presente ma meno “compressa” rispetto al passato. Risultato: la crescita continua, ma non è più automatica.

Anche tra i grandi mercati il comportamento non è uniforme:

  • Roma chiude il 2025 con un incremento importante (+8,3%), segnale di una domanda ancora molto vivace.

  • Milano, pur restando la piazza più cara, registra una flessione annuale (-2,3%), interrompendo la crescita degli ultimi anni.

Questa divergenza spiega bene cosa sta accadendo: il mercato non segue una direzione unica. Segue dinamiche locali.


Puglia: cresce più della media (e Bari traina)

Su base regionale, la Puglia chiude l’anno in crescita (+4,2%): un dato superiore alla media nazionale. È un segnale importante perché riflette non solo l’attrattività turistica, ma anche trasformazioni urbane, mobilità interna e una domanda residenziale più ampia.

Dentro la Puglia, Bari è il centro di gravità.


Bari nel 2025: +6,4% annuo, ma con un raffreddamento nel finale

Bari è tra i mercati principali che registrano un aumento dei canoni (+6,4%). Il canone medio rilevato per la città è 12,6 €/m². Nel finale del 2025 si osserva anche un lieve raffreddamento mensile: un segnale tipico di un mercato che “si assesta”.

Questa combinazione è la fotografia più utile per capire cosa sta succedendo davvero:

  • Bari cresce più della media, quindi la domanda regge;

  • ma nel breve periodo rallenta, quindi il prezzo non è più “libero”, è da posizionare.

In pratica: non basta più alzare il canone “perché tanto affittano comunque”. Serve strategia.


La chiave che molti ignorano: a Bari l’affitto è quartiere (non città)

Se c’è una frase che sintetizza il 2025 a Bari, è questa: la media cittadina non è la realtà dei singoli quartieri.

E qui arriviamo al cuore dell’articolo: la questione dei quartieri.

Perché oggi Bari è un mosaico di micro-mercati, ciascuno con:

  • una domanda diversa (studenti, professionisti, famiglie, turismo),

  • un diverso “premio” per ristrutturazione e dotazioni,

  • tempi di assorbimento differenti,

  • e una sensibilità al prezzo completamente diversa.

Un segnale forte: Carrassi–San Pasquale tra i quartieri che corrono di più sugli affitti

Nel mercato della locazione, Carrassi–San Pasquale è una delle aree che hanno mostrato una crescita molto forte nell’ultimo anno, con valori medi attorno ai 14 €/m². In contesti centrali o prossimi al centro, inoltre, la pressione delle locazioni brevi può contribuire a ridurre l’offerta disponibile per l’affitto tradizionale, influenzando i canoni.

Questo dato da solo spiega perché “Bari +6,4%” non basta: ci sono zone che vanno molto più veloci e altre che si muovono con tempi diversi.


Mappa dei quartieri: come leggere Bari in modo utile (per affittare e per investire)

Di seguito una lettura editoriale e operativa: non un elenco sterile, ma una mappa di ragionamento per capire dove e perché il mercato si muove.

1) Le zone “core” e semi-core: valore, domanda e tenuta

  • Murat e area centrale: domanda costante, alta attenzione alla qualità dell’immobile.

  • Bari Vecchia / San Nicola: fascino e posizione, ma con dinamiche specifiche legate a vivibilità, gestione e stagionalità.

  • Madonnella: area storicamente molto richiesta, con percezione alta e forte appetibilità.

Come si traduce sull’affitto: qui il prezzo può reggere se sostenuto da qualità reale (finiture, comfort, esposizione, condominio, servizi). La presentazione è decisiva: un immobile “medio” viene confrontato con alternative di livello più alto.

2) L’asse università–servizi: domanda ampia, ma iper-selettiva

  • Carrassi–San Pasquale: area universitaria per eccellenza, domanda vivace e sensibile alla qualità.

  • Picone: vicinanza a servizi strategici, domanda mista e continua.

  • Poggiofranco: percezione premium, domanda più esigente, focus su comfort e standard.

Come si traduce sull’affitto: funziona ciò che risolve problemi concreti: spazi ben distribuiti, arredo intelligente, climatizzazione, gestione semplice. Qui spesso la competizione non è sul prezzo, ma sull’esperienza abitativa.

3) Le aree mare–aeroporto: domanda ibrida (residenziale + mobilità)

Come si traduce sull’affitto: tagli pratici, collegamenti, parcheggio e comfort incidono più che altrove. Una buona proposta si affitta bene; una proposta mediocre soffre.

4) Quartieri in trasformazione: opportunità se si entra con strategia

Come si traduce sull’affitto: qui la leva spesso è il rapporto qualità/prezzo. Il posizionamento (prezzo corretto + qualità superiore alla media di zona) batte qualsiasi slogan.

5) Bari “oltre il centro”: domanda locale e prezzi più accessibili

Come si traduce sull’affitto: il canone è più sensibile alla concorrenza e alla disponibilità di alternative. Qui vince la solidità: casa in ordine, spese chiare, gestione affidabile.


Perché oggi la questione “quartieri” è diventata inevitabile

Perché Bari sta attraversando una fase in cui la domanda resta sostenuta, ma l’equilibrio è più delicato: basta poca variazione nell’offerta disponibile per cambiare tempi di locazione e livello dei canoni in alcune aree.

In un contesto così, la città non si muove in modo uniforme: si muovono corridoi, poli, distretti. E quando questo accade, chi lavora bene sugli affitti deve smettere di ragionare “per città” e iniziare a ragionare “per quartiere”.


Cosa significa per chi affitta oggi a Bari (in modo pratico)

Se Lei è proprietario

  • Prezzo giusto > prezzo alto. Un canone fuori mercato raramente aumenta il rendimento: spesso aumenta lo sfitto.

  • Qualità visibile. Foto, descrizione, dotazioni e trasparenza oggi pesano più di prima.

  • Strategia diversa per quartiere. Ciò che funziona a Carrassi non è identico a ciò che funziona a Palese o a Carbonara.

Se Lei valuta un investimento

  • Non basta “Bari cresce”: serve capire dove e per quale domanda (studenti, famiglie, professionisti, mobilità).

  • Il rendimento reale dipende da: tempi di locazione, qualità dell’inquilino, costi di gestione e solidità del micro-mercato.


Nota di trasparenza sui dati

I numeri citati si basano su valori di offerta rilevati dagli annunci e su metodologie statistiche (come la mediana e filtri su inserzioni atipiche). Sono quindi un indicatore affidabile del “sentiment” del mercato e delle tendenze, ma possono differire dai canoni finali effettivamente contrattualizzati.

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